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INTERVISTA A SABRINA GOLIN



In occasione della personale di Sabrina Golin presso Temple Gallery, abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto con un universo artistico ricco di suggestioni, dove Oriente, eleganza e natura convivono in un equilibrio delicato e profondamente evocativo.


Le sue opere colpiscono immediatamente per la loro intensità visiva: figure femminili sospese nel tempo, tessuti che sembrano prendere vita, superfici che vibrano di luce e colore.

Al centro della ricerca artistica di Golin c’è una tecnica raffinata e complessa, sviluppata nel tempo e portata a un livello altamente personale.


“È una tecnica che richiede pazienza,” racconta l’artista. “Nasce da un lavoro sul vetro e si basa su velature successive: strati sottili di colore che si sovrappongono lentamente. Ogni opera può richiedere anche due mesi di lavoro.”

Il risultato è una straordinaria tridimensionalità, che dona profondità ai kimono e ai dettagli decorativi, trasformando la superficie pittorica in qualcosa di quasi tangibile. I tessuti sembrano muoversi, respirare, uscire dalla tela, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza immersiva.


Le figure presenti nelle sue opere evocano un immaginario ampio, fatto di identità, trasformazione e ricerca della bellezza. Accanto a loro, la natura occupa un ruolo centrale: fiori, animali ed elementi decorativi diventano parte integrante della composizione. Non semplici dettagli, ma presenze vive che arricchiscono la narrazione visiva.


“I fiori, ad esempio, sono tra le cose più difficili da realizzare,” sottolinea l’artista. “Richiedono uno studio profondo delle sfumature e della luce.”

Questa attenzione al dettaglio si estende anche ad altre sperimentazioni, come le opere su plexiglass arricchite da microelementi e cristalli, dove il mondo animale — in particolare quello africano — trova spazio accanto all’estetica orientale.


Un elemento distintivo del lavoro di Golin è lo sguardo dei suoi soggetti. I volti, intensi e magnetici, sembrano seguire l’osservatore, instaurando un dialogo silenzioso ma potente. Non è lo spettatore a osservare l’opera, ma è l’opera stessa che sembra restituire lo sguardo.


L’arte di Sabrina Golin è, in definitiva, un invito a rallentare e immergersi in un mondo fatto di armonia, cura e sensibilità. Un’esperienza che va oltre l’immagine e che trova la sua piena espressione solo dal vivo, davanti alle opere. Perché è proprio lì, tra le velature di colore e i dettagli minuziosi, che la materia si trasforma in emozione.

 
 
 

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